Enrico Frattaroli
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ARTISTA INDIPENDENTE
Enrico Frattaroli

*non affiliato, non appartenente a nessuna corporazione, setta, parrocchia, partito,
gruppo, consorzio, famiglia, cosca, cricca, clan, cartello, genere, scuola, movimento, squadra...

  
   
IRREGOLARE PER VOCAZIONE. Nel 2010, in una intervista, riferendomi al mio lustro di produzioni sull’opera del Marchese de Sade, asserivo di aver affrontato Sade sadianamente, vale a dire disponendomi a una lettura, a una dedizione, a un coinvolgimento eccessivi come il carattere eccessivo della sua scrittura esigeva, e che questo era stato possibile a condizione di restare “fuori dal teatro”, connesso alla natura, al ritmo del mio procedere in Sade — e di Sade in me — dissociato per principio dagli spazi, dai tempi, dai modi di produzione e distribuzione del teatro in Italia. Quanto detto emblematicamente sul mio ciclo di opere sadiane valeva e vale ancora per le opere che lo hanno preceduto e seguito.
 

Il mio teatro esiste finché io mi ostino a farlo esistere, inventandomi di volta in volta i modi di produrlo al di fuori delle regole, dei tempi e degli spazi a vario titolo istituzionali, esclusivamente alimentato dalla mia passione di utopie estetiche, le sole dimensioni di utopia — di non distopico futuro — in cui io mi riconosca. Questo mio essere fuori dal teatro non mi ha impedito di presentare i miei lavori a Parigi o a Dublino, a New York, a Melbourne o a Sidney, al Cairo o a Praga, ma mi ha escluso, nondimeno, dal sistema, o dalla famiglia del teatro italiano. Una solitudine, una necessità, la mia, in cui ritrovo, intatta, la mia singolare libertà.
 
Il mio è un teatro non tematico, non narrativo, a rigore neanche drammaturgico, ma essenzialmente poetico. Sulla mia scena, le dimensioni testuali, musicali, plastiche e visive si integrano come fili di un unico tessuto compositivo. Una poiesis alla cui complessità lavoro in prima persona, curando ogni aspetto, come un video-maker, un musicista, uno scrittore, un regista, un autore o, semplicemente: un artista.

«...CI VUOLE UNA CERTA RAFFINATEZZA, UN'INFINITA RAFFINATEZZA, ED UN'ORRIBILE TENACIA »
(Louis-Ferdinand Céline, intervista per la Radio svizzera romanda, 1955)

   
copyright 1999-2019 - ENRICO FRATTAROL I — ULTIMO AGGIORNAMENTO : 13 aprile 2019